Cristiani in fuga dai villaggi e dalle missioni dell’India orientale dove si è scatenata la violenza del fondamentalismo induista. Sarebbero almeno 3mila le persone, in gran parte cristiani, costrette ad abbandonare le proprie case e a rifugiarsi in campi profughi, a causa dell’ondata di violenze anti-cristiane nello stato orientale di Orissa e soprattutto dalle zone rurali del distretto Kandhamal. Molte persone si sono rifugiate invece nella giungla, senza cibo e acqua, ha detto Dibakar Parichha, un prete cattolico di Phulbani, una cittadina dello stato di Orissa ad alcuni giornalisti occidentali arrivati sul posto dove una settimana fa sono iniziate le violenze. Intanto si è aggravato il bilancio delle vittime violenze scoppiate dopo l’uccisione di sabato scorso di un leader hindu locale. Secondo una nota inviata all’agenzia di stampa delle missioni Misna dall’ufficio della diocesi di Sambalpur, sono finora morte 14 persone. Quarantadue sono invece le chiese date alle fiamme, di cui una decina pentacostali e battiste, tre conventi cattolici, cinque ostelli, sette centri pastorali e circa 300 case bruciate o danneggiate. Tra i morti, ci sarebbero anche degli ex ‘intoccabili’ o pariah, appartenenti cioè ai ’senza casta’ considerati impuri dal rigido sistema sociale induista e adibiti ai servizi più umili, in una condizione di sostanziale schiavitù. Lo Stato indiano ha in effetti abolito questa forma di restrizione sociale che li voleva esclusi da tutte le professioni più ‘dignitose’ e discriminati nella possibilità di sposarsi con membri di caste più elevate.
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=78472